APPROVATA RECENTEMENTE LA LEGGE DI RIFORMA DELLE COMUNITA’ DI VALLE.
Uno dei compiti del Consigliere Comunale è quello di essere il raccordo tra i cittadini e le amministrazioni pubbliche. In quest’ottica trovo doveroso divulgare informazioni che riguardano, non solo la città di Riva del Garda, ma anche enti ed istituzioni sovraccomunali. Di seguito un breve sunto circa la nuova legge di riforma delle comunità di valle:
Cambiano la natura e il funzionamento delle Comunità di valle, nate nel 2006 sulle ceneri dei vecchi Comprensori (C7, C9, C4, si ricorderà…) e passate nel 2009 per un’elezione diretta dei presidenti e di oceaniche assemblee. Cambia – il cosiddetto ente intermedio – per effetto di questa riforma che il Consiglio provinciale ha varato il 6 novembre, con 21 sì, 6 no (Borga, Civettini, Fugatti, Fasanelli, Degasperi, Bezzi) e 5 astenuti (Giovanazzi, Simoni, Viola, Zanon, Bottamedi). La nuova legge nasce da un progetto elaborato dall’assessore esterno della Giunta Rossi, Carlo Daldoss, che passando per le Commissioni e per l’aula consiliare è stato in più parti rivisitato.
Lo schieramento di minoranza ha ritirato cinquecento emendamenti, in cambio però dell’approvazione di alcuni, ritenuti strategici.
Hanno lasciato il segno anche i disegni di legge (infine venuti meno) di Borga, di Viola e di Civettini, che spingevano apertamente per la soppressione delle Comunità (i primi due) e per l’autonomia di Rovereto dalla Vallagarina (il terzo).
La riforma era in cantiere da tempo, a renderla più urgente si è aggiunta anche la sentenza con cui il Consiglio di Stato – pronunciandosi su un ricorso del Comune di Vallarsa contro le gestioni associate imposte ai piccoli Comuni – ha trasmesso gli atti alla Corte Costituzionale, chiedendo un pronunciamento (che è atteso) sulla dubbia legittimità degli enti territoriali intermedi tra i municipi e la Provincia Autonoma.
Ecco dunque le “nuove” Comunità. Sparisce l’elezione diretta (non voteremo più per questi enti), le assemblee smagriscono, si rafforza il ruolo programmatorio dell’ente nella gestione delle risorse finanziarie per tutta l’area. Le opposizioni portano a casa l’”affrancamento” di Rovereto dalla Comunità lagarina, il principio per cui i presidenti potranno anche essere sindaci, un sistema di deroghe alle gestioni associate sovracomunali, un ricorso più frequente ai pareri della popolazione.
Per l’Upt questa è una riforma, non lo stravolgimento della riforma del 2006. Per il Patt è un’ottima sintesi tra la centralità dei municipi e la necessità di gestire servizi a livello sovracomunale. Pd soddisfatto.
Le minoranze invece hanno votato contro, perché avrebbero voluto far sparire definitivamente le Comunità.


