La stampa ed i media televisivi danno spazio al protagonismo di Salvini e Di Maio (vicepresidenti del Consiglio dei Ministri), dimenticandosi di chiedere al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte la sua posizione ed il suo pensiero su quanto proposto dai suoi ministri.
Lo stesso Conte, però, non sembra fare nulla per assumere il ruolo che gli dovrebbe competere, dando l’idea di essere a capo di qualcosa che sta perdendo la gerarchia dei ruoli e creando una certa confusione istituzionale.
StIamo assistendo ad annunci di decisioni, fatte da Salvini e Di Maio, che si scontrano con uscite di colleghi Ministri che vanno nella direzione opposta, preoccupazioni di associazioni di categoria, circa scelte che si stanno assumendo, con risposte che arrivano dagli stessi proponenti.
Ed il Presidente del Consiglio che non prende posizione e non si esprime.
Non dimentichiamoci che anche qualche alleato di coalizione della Lega sta manifestando perplessità sui contenuti del Decreto Dignità; forse qualcuno si dimentica troppo in fretta che il 30% elettorale, utilizzato per concorrere alla formazione del governo, è il risultato di una coalizione e non di un singolo partito.
Davanti a tutto ciò il Presidente del Consiglio rimane in silenzio, risultando quasi assente e distante da quanto sta accadendo, quando dovrebbe essere lui a fornire risposte, garanzie e rassicurazioni.
Eppure Salvini e Di Maio sono al governo proprio perché Conte ha accettato l’incarico di assumersi il ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri.
In questa fase sembra concretizzarsi un dubbio che il Presidente della Repubblica – Sergio Mattarella – aveva paventato in fase di assegnazione dell’incarico a Conte: che il Presidente del Consiglio non assumesse il ruolo di “notaio” delle decisioni di altri.
I due Vicepresidenti, oggi, godono del forte consenso popolare al punto che, se fosse messo in discussione l’incarico del Presidente del Consiglio, si rischierebbe l’insurrezione popolare.
Sembra di rivivere la situazione della Grecia di qualche anno fa, quando Tzipras, ed il suo movimento “Siryza”, arrivarono al governo contestando in maniera vibrante le richieste della cosiddetta “Troyka” sulla restituzione del debito europeo che la Grecia avrebbe dovuto affrontare.
Quel governo durò sei mesi, poi Tzipras riottenne un secondo incarico di governo che, però, dovette assumere decisioni che hanno avuto forti ripercussioni sul popolo greco e che tutti ben conosciamo.
Con questo non voglio fare il dietrologo od il disfattista; mi auguro che, oggi, le persone che sostengono e sono così attente alle scelte che Salvini e Di Maio stanno ponendo in evidenza, siano altrettanto attente nel valutare quelle in secondo piano, per evitare di fare lo stesso errore della Grecia.
Ciò che più mi interessa e che, in maniera convinta, auspico è che Giuseppe Conte riprenda in mano il proprio ruolo, restituendo un ordine istituzionale e fornendo quella garanzia che il Presidente Mattarella gli ha conferito nel momento dell’incarico.
Diversamente il rischio che si corre è quello di assistere alla situazione dove chi strilla più forte o batte i pugni sul tavolo è colui che avrà il compito di amministrare, con tutti i relativi rischi.
Un metodo che giudico pericoloso ed un modo di fare politica che non condivido nella maniera più assoluta.
