CAMBIAMENTO? DOVE E QUANDO !!!

Che la tenuta del Governo M5S – Lega fosse un percorso problematico lo si intuiva già dai temi proposti in campagna elettorale 2018. La sottoscrizione del Contratto di Governo faceva pensare ad una modalità per superare le divergenze e, come più volte dichiarato da Salvini e Di Maio, portare a termine la legislatura per tutti i 5 anni.

La continua sfida tra i due Vicepremier ha relegato il Presidente del Consiglio Conte, inizialmente, al ruolo di ratificatore delle decisioni dei due partiti che lo sostenevano; solo in un secondo momento ha assunto il ruolo che gli competeva iniziando a “stoppare” alcune singole iniziative.

Circostanza che ha infastidito, non poco, chi ama primeggiare e promuovere la propria immagine attraverso tutti i canali mediatici.

Atteggiamento che ha fatto passare in secondo piano gli accordi di Governo, sottoscritti con il tanto sbandierato “Contratto per il Governo del cambiamento”, e le necessità dell’Italia.

Si possono fare slogan di ogni tipo ma i fatti, i dati e la situazione, ritengo sia piuttosto chiara a tutti. In un momento dove siamo “monitorati” sui conti pubblici dalla U.E. La responsabilità avrebbe detto di completare i passaggi economici per evitare procedure d’infrazione o salassi fiscali agli italiani.

Sarà una mia visione negativa della situazione; certo il rischio è davvero elevato nel dover far pagare a tutti i capricci elettorali di qualcuno.

Andiamo a vedere alcuni passaggi del “Contratto per il Governo del cambiamento” cosa dicevano e, di molti dei programmi, cosa è stato fatto.

Partiamo dalle premesse che, per quanto riguarda i rapporti tra i due partiti firmatari – M5S e Lega – riportavano: “Per quanto riguarda gli altri obiettivi, non inclusi in questo accordo, le parti si impegnano, in primo luogo, a fornirsi tempestivamente in- formazioni esaurienti circa le finalità che si intendono conseguire e i relativi strumenti; in secondo luogo, a discuterne in modo adeguato, in modo da verificare la possibilità di realizzare ulteriori intese; in terzo luogo, a non mettere in minoranza l’altra parte in questioni che per essa sono di fondamentale importanza”. Già da questo primo passaggio risulta evidente un qualcosa che non ha funzionato.

IL PRIMO PUNTO – Codice etico dei membri del Governo – riportava tra l’altro: “Nel caso in cui siano a conoscenza di indagini o procedimenti penali a loro carico, i membri del Governo dovranno fornire tempestive informazioni”.

Diversi erano gli argomenti del contratto, molti di questi di fondamentale importanza e con necessità di intervento: acqua pubblica, agricoltura e pesca – made in italy, ambiente, green economy e rifiuti zero, banca per gli investimenti e risparmio, conflitto d’interessi, cultura, difesa, fisco: flat tax e semplificazione, giustizia rapida ed efficiente, lotta alla corruzione, ministero per le disabilità, politiche per la famiglia e natalità, riforme istituzionali, autonomia e democrazia diretta, sanità, scuola, tagli dei costi della politica, dei costi delle istituzioni e delle pensioni d’oro, sud, turismo ed università e ricerca.

Sono stati adottati provvedimenti legati prevalentemente all’ immigrazione: rimpatri e stop al business e, in materia di sicurezza, legalità e forze dell’ordine, decisioni che hanno interessato i campi nomadi e le abitazioni abusive.

Poco o nulla è stato fatto in materia di lavoro; basta pensare alla situazione legata alle aziende Whirpool, ex Ilva ed Alitalia che, con la scelta di Salvini di far cadere il governo, vedono complicarsi la loro situazione.

Anche il debito pubblico ed il deficit non ha visto miglioramenti: gli interventi legati alla quota 100 (ma non è stata cancellata la Legge Fornero) ed il reddito di cittadinanza hanno appesantito il carico, aprendo una sorta di crisi con l’Europa sfociata nella sospensione temporanea della procedura d’infrazione; circostanze che hanno richiesto un notevole sforzo diplomatico per ricomporre il quadro.

Eppure, per quanto riguarda esteri ed Unione Europea, il contratto, riportava questi passaggi: ESTERI – l’impegno è realizzare una politica estera che si basi sulla centralità dell’interesse nazionale e sulla promozione a livello bilaterale e multi- laterale; UNIONE EUROPEA – quest’ultimo obiettivo richiede il rafforzamento del ruolo e dei poteri del Parlamento europeo, in quanto unica istituzione europea ad avere una legittimazione democratica diretta e il contestuale depotenzia- mento degli organismi decisori europei privi di tale legittimazione.

Non va dimenticata la riforma della Legge dello Sport, contestata dal C.I.O. (Comitato olimpico internazionale) in quanto spoglia l’autonomia del CONI e la divergenza (con relativa bagarre politica) sulla TAV. Passaggi che hanno messo in cattiva luce il governo giallo-verde.

In un contesto simile, con una manovra da adottare entro l’inizio dell’autunno, il ricorso alle urne è una scelta non proprio responsabile, che rischia di aprire ulteriori scenari economici negativi per gli italiani (aumento dell’IVA).

Una lite continua, chiusa nel peggiore dei modi, con il grosso dubbio che, la caduta del Governo, sia stata provocata per evitare una guerra intestina alla Lega tra il vicepremier Salvini ed il Ministro (anch’egli leghista) Tria.

Un contratto firmato a fatica e finito come la peggiore separazione matrimoniale.

Un cambiamento che sa di “vecchia politica” ed un Governo che lascia più il ricordo delle “beghe” che dei risultati ottenuti.

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