AVANTI …… FACENDO UN PASSO INDIETRO!!!

Anche la stampa rileva la mia analisi.

Ho una speranza: la politica deve ritornare a dialogare in maniera costruttiva, rispettando la diversa opinione, evitando di utilizzare termini che possono essere fraintesi o che possono creare divisione e rabbia.

Un articolo, pubblicato da un quotidiano locale in data 23/01/19, ha stimolato una modesta analisi sull’andamento attuale e generale della politica; pensieri proposti da un docente universitario di teoria delle organizzazioni che trovo condivisibili

Personalmente i messaggi “spot”, i tweet e le clip video non li ritengo un metodo per veicolare in maniera corretta un pensiero dal momento che, spesso, si limitano ad uno slogan con il forte rischio di essere mal interpretati. Quanti si soffermano a leggere interamente i post sui social quando si presentano di una certa lunghezza? Ritengo pochi; ecco, quindi, che il messaggio più è breve e più riesce ad attirare l’attenzione e la lettura. Ma in poche righe si riesce a lanciare un messaggio generale senza i contenuti, non un’idea completa.

La politica deve ritornare al dialogo ed al confronto tra le diverse idee, abbandonare la denigrazione dell’avversario, lavorare per renderla nuovamente credibile e in grado di trasmettere toni e segnali positivi e non rabbia ed odio.

Anche la terminologia deve essere moderata perché, in questo delicato momento, accendere gli animi risulta un esercizio davvero semplice. E questo è un pensiero che vale per chiunque operi in politica.

Faccio fatica ad operare in politica in questo modo; le prove muscolari non sono il modo per raggiungere gli obbiettivi; ci può essere il momento di frizione ma deve essere superato con il dialogo, il confronto e la mediazione. Se non avvertirò un cambiamento credo di non trovare i giusti stimoli per proseguire nella mia esperienza politica.

Forse è davvero il caso di fare un passo indietro per provare ad andare avanti con il giusto metodo.

Perché guardando indietro si possono incontrare frasi, affermazioni e proclami decisamente diversi da come, oggi, si raccontano in clip o in un post.

Se la frase “siamo stati votati, quindi abbiamo il diritto di governare” vale per alcuni, deve valere allora ad ogni livello; come non ci deve essere nulla “da spazzare via” per chi ambisce a raggiungere il ruolo amministrativo e non è “finita la pacchia” per nessuno; può concludersi un periodo amministrativo e può accadere che ci sia un cambio.

Troppo facile modificare a proprio piacimento le situazioni: solo un partito può, oggi, affermare di avere il 30% dei consensi, gli altri hanno avuto risultati diversi e molto vicini; qualcuno diceva di non governare mai con uno specifico partito (utilizzando anche termini spregiativi), ma ora viaggiano a braccetto; anche su alcuni temi si è scelto di dimenticarsi di quanto detto in campagna elettorale, modificando il proprio percorso.

Ci si dimentica troppo facilmente dei passaggi; anche l’attuale governo non è stato votato dagli elettori, i partiti si sono confrontati, in campagna elettorale, l’uno contro l’altro. Anche il Presidente del Consiglio non è stato eletto, è stato scelto al pari di Gentiloni, Renzi, Monti ed altri che, in precedenza, hanno avuto l’onere di formare un governo.

Di diverso ci sono, quindi, le idee ma non il metodo.

Ecco perché dico che è forse il caso di fare tutti un passo indietro per ridare alla politica il giusto ruolo ed una diversa credibilità e, magari, fare davvero passi in avanti.

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